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La dott.ssa Toto ha conseguito la laurea in psicologia clinica ed è specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale con lode. 
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L’amore ai tempi dei Social Network
L’amore ai tempi dei Social Network

L’amore ai tempi dei Social Network

Che cos’è l’amore? Come si definisce una relazione amorosa?

Una relazione amorosa è una relazione in cui riponiamo speranze, aspettative, coltiviamo sogni e progetti. A volte l’amore guarisce. Questo può accadere anche nei rapporti di amicizia ma l’amore si apre ad una connotazione sessuale. Soddisfa tutti sistemi motivazionali per cui viviamo: l’accudire l’essere accuditi; il cooperare, quindi il sentire che il nostro benessere non è nella solitudine ma nella condivisione; l’eccitazione, in quanto il nostro progetto evolutivo è replicarci e non in ultimo, il desiderio di divertirci.

Sappiamo che la dimensione affettiva, emozionale e relazionale non è mai indipendente dal contesto e con l’evoluzione del Web 2.0 anche l’amore si colora delle stesse caratteristiche: immediatezza, velocità e visibilità.

Certo, la grammatica elementare dell’amore resta, però sta cambiando, sotto gli occhi di tutti, il modo in cui si incontrano e si definiscono le persone, il modo di stare insieme ed anche quello di vivere i rapporti, delle volte più orientati all’apparire che all’essere, rapporti che delle volte sembrano funzionare meglio se osservati dalla distanza di sicurezza di uno schermo. La vicinanza fa sempre più paura.

Infatti, con lo sviluppo dei social network, è nato un nuovo modo di vivere l’ amore, quello che si realizza attraverso la chat. La chat simula perfettamente l’amore. Si approfondiscono relazioni off line, si vivono grandi illusioni ed in età evolutiva questo può servire ad intrattenersi senza rischiare troppo. Ma c’è una linea di confine, un momento in cui diventa difficile distinguere il principio di realtà dal principio di fantasia. Attraverso la chat si possono raccontare storie, ma dal raccontarle al viverle davvero, passa di mezzo la vita.

Il Web non è solo facilitatore o barriera. Altre volte è il nostro “validatore”. E’lo strumento attraverso il quale comunichiamo al mondo che siamo in coppia. Basti pensare ai profili in comune, alla richiesta di fidanzamento ufficiale di Facebook, alle foto che ritraggono le coppie baciarsi a colazione, a pranzo, a cena, negli spuntini, in bagno e allo specchio.

Più si è visibili su Fb, più la coppia “appare” e più, nell’immaginario collettivo, “è coppia”.
Come se la quantità delle foto postate fosse la misura dell’amore. 

Ma vale anche la regola contraria: se la mia fidanzata o il mio fidanzato non posta mai foto con me, beh.. c’è qualcosa che non va. Forse non mi ama abbastanza? Forse vuole nascondersi? Forse non è pronto?
Ma siamo davvero sicuri che sia così?

E’ corretto credere che nell’era della condivisione, anche la vita sentimentale possa essere riconosciuta come tale solo se vissuta e condivisa sui social network? 
No.

L’amore sta diventando veloce, immediato ed esibizionista.

Un tempo esisteva una fase in cui la persona desiderata era presente nella propria mente solo come desiderio e fantasia. Si creava e coltivava il desiderio amoroso attraverso la scrittura tra due innamorati che, a distanza e progressivamente, imparavano a conoscersi e desiderarsi prima dell’incontro nella vita reale. Tutto era rallentato, le tappe fisiologiche venivano superate lentamente e prima che le fantasie diventassero amore vero sancito dall’ approvazione delle famiglie d’origine, passavano mesi e mesi.

Oggi la facilità con cui si può entrare in connessione e molto spesso, fare sesso senza incontrarsi, abbatte il desiderio.

Tutto può essere realizzato nel qui ed ora. 

Le relazioni si accendono e si spengono alla velocità di un clic, perché il desiderio, il corteggiamento, il sogno, la costruzione dell’amore, sono “inquinati” dal bisogno narcisistico di consumare tutto e subito. Esiste solo l’istante.

Tuttavia, nella “vera” quotidianità, quella che non si trascorre seduti dietro la scrivania piuttosto che con la testa in uno smartphone, esiste la lunghezza dei tempi morti, la lunghezza della noia, la lunghezza delle discussioni. Quella la lunghezza che è l’essenza della nostra vita.
Essenza che è intimità. Ed “intimità” è il contrario di “pubblico” dunque anche il contrario di Facebook. Piazza Facebook attacca la caratteristica principale dell’amore che è l’intimità.

Nonostante il richiamo della rete ci spinga verso la condivisione continua di contenuti personali, l’amore, quello vero, continua a necessitare di un ingrediente importantissimo: il romanticismo ha bisogno di privatezza.

Il modo di vivere Social ha numerosissimi vantaggi ma espone anche a dei rischi che devono essere tenuti presenti e rispetto ai quali i giovani vanno educati.. Gli adolescenti specialmente, devono capire che mettersi troppo in mostra ha delle derive pericolose.

Basti pensare al fenomeno del Sexting, divenuto una vera e propria moda, che consiste principalmente nello scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale, realizzati con il telefono cellulare o pubblicati tramite chat e social.

Questa pratica è utilizzata in particolare nella fase dell’innamoramento dagli adolescenti, in quel periodo della vita in cui ci si conosce ma ancora non è nata una vera e propria storia intesa come impegno d’amore. Il Sexting è un modo protetto per esplorare il mondo della sessualità senza fare particolari danni. Assolve a sfide e bisogni evolutivi specifici della fascia di età adolescenziale ma il contraltare del sexting è il rischio di divulgazione delle proprie immagini.

Il lui di turno potrebbe essere così orgoglioso del “dono d’amore” ricevuto che in un secondo potrebbe condividere contenuti hot con il suo gruppo di amici, creando un grosso danno alla ragazza.

Il fenomeno del sexting è un esempio che ci spiega come oggi tutto avvenga in tempi velocissimi, matale istantaneità potrebbe anche essere autolesiva per chi non è educato a prevederne le conseguenze.

Insomma, social sì, ma nel modo giusto.

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Q: 
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A: 
Lo psicologo psicoterapeuta ha conseguito una specializzazione quadriennale in un ambito specifico, e, rispetto allo psicologo non specializzato, può occuparsi anche di casi più gra...

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